pierCMQ…

l’addio al diamante pazzo.

Pubblicato in musica da pierCMQ il Martedì 11 Luglio 2006

Firenze…23 e 25 di martedì 11 luglio…la mia testa è affollata da tanti pensieri, ma uno su tutti mi rende inquieto…
Oggi pomeriggio, mentre il mio corpo stanco e accaldato giaceva sul divano, la televisione (per mezzo di un giornalista musicale quasi divertito dal fatto…) mi ha portato a conoscenza della morte di uno dei pochi miti del secolo scorso ancora in vita…Roger Keith Barrett, detto Syd.
Come tutte le persone a cui l’ho raccontato, voi lettori adesso mi direte: “Ah, e chi è?”…….
Come chi è!? Il cantante dei Pink Floyd!!!…e allora voi: “Ah, i Pink Floyd, cazzo…fighi…ma lui non lo conosco…”
Devono aver pensato lo stesso i giornalisti RAI, che hanno dato la notizia ma nel servizio non hanno menzionato neanche una volta il suo nome, o fatto vedere una sua foto…si sono limitati a dire che domani esce l’ennesimo disco-dvd live del gruppo londinese dimezzato (senza Waters e Mason, e ovviamente Syd…) che risale al ‘94…penoso…
Bhè, ragazzi, che dire…non so quanti di voi siano così fortunati da conoscere e apprezzare Barrett…e di certo non voglio fare l’alternativo del cazzo che fa il figo perchè conosce un musicista sconosciuto…però voglio parlarvi di Syd, perchè glielo devo…perchè da quando lo ascolto il mio modo di concepire la musica è cambiato…devo sdebitarmi con il “diamante pazzo” dei Floyd…
Roger Keith Barrett nasce a Cambridge nel ‘46, in una famiglia borghese; cresce con altri otto fratelli, frequenta i boy scout…una vita normale…
A soli 12 anni però suo padre muore e la sua vita cambia…comincia a interessarsi di pittura e musica, incoraggiato dalla madre…già a 14 anni è un personaggio nella sua cittadina, tutti lo conoscono e lo adorano…è estroverso, brillante, magnetico…adora l’arte, le ragazze, gli stupefacenti…
Si iscrive alla scuola d’Arte di Londra e lì inizia la sua breve ma intensissima attività musicale…incontra Waters, Mason e Wright, studenti di architettura, e con loro nel ‘66, dopo vari cambi di formazione, fonda i Pink Floyd…
Syd, chitarra e voce nonchè autore dei pezzi dei primissimi Floyd, dimostrava una genialità devastante, era innamorato dell’LSD (molto in voga in quel periodo tra gli studenti e la Londra underground) e con i suoi quadri terrificanti e spettrali influenzava il sound della band…da un blues approssimativo e scontato passano nel giro di qualche mese a suonare una musica totalmente nuova nel panorama inglese: la chitarra stridente di Syd suonata con lo slide e l’echo sempre al massimo, il basso ossessivo di Waters, le tastiere sognanti di Wright, i ritmi ipnotici di Mason che accompagnano le divagazioni psichedeliche degli altri si fondono insieme per dar vita al gruppo più rivoluzionario di tutti i tempi…ascoltate Astronomy Domine per credere, scritta da Syd mentre sfogliava una enciclopedia astronomica…
I quattro si erano anche fatti costruire da due amici ingegneri un dispositivo che, durante i concerti, proiettava sul gruppo delle diapositive mentre si lasciavano sciogliere dei colori posti sulle lenti del proiettore, che giravano su loro stesse…un vero e proprio spettacolo multimediale, che poteva durare ore, grazie alle improvvisazioni di Syd e soci…
Facile capire perchè i Pink Floyd, nel giro di un anno, dopo vari concerti nei locali cool (il “Marquee Moon”, l’ “Ufo club”, per citarne qualcuno…), raduni rock (come il memorabile “14th Hour Technicolor Dream”) e qualche viaggio lisergico diventarono famosissimi nel circuito londinese.
Il ‘67 fu l’anno della svolta, con l’incisione del primo 45 gg. “Arnold Layne” e il successo commerciale, ma anche con i primi problemi per la salute di Syd…lo stress per i concerti e l’LSD fecero smuovere qualcosa in lui, che iniziò progressivamente ad allontanarsi mentalmente dal resto del gruppo…si narra addirittura che per un periodo visse con dei tizi che ogni mattina gli scioglievano i trip nel caffè…non facile rimanere sani, vista anche la sensibilità eccezionale di Syd e la sua infanzia traumatica.
Quando il singolo raggiunse i posti più alti nelle classifiche i problemi per Barrett aumentarono, vista l’insistenza e le pressioni da parte dei manager e del gruppo stesso per un nuovi pezzi di successo. In agosto uscì il primo LP, “The piper at the gates of dawn”, disco maturo, omogeneo, fiabesco e stralunato che dimostra la fantastica mente di Syd, che scrisse quasi da solo testi e musiche.
Purtroppo questa pietra miliare del rock rappresenta l’apice dell’espressione artistica di Barrett, che dopo il successo e le prime tourneé all’estero non tornò mai più come prima…a causa della sua incostanza e dei ripetuti “fuori programma” che causava sul palco fu prima affiancato, poi sostituito da David Gilmour, suo amico di infanzia ed eccellente chitarrista…ma i Pink Floyd non saranno mai più gli stessi…
Syd dopo vari tormenti per l’abbandono fu spinto dalla casa discografica a registrare due dischi solisti, “The madcap laughs” e “Barrett”, molto diversi dallo stile Floyd ma non per questo meno belli…intimi, lenti, a tratti malinconici, esprimono a fondo le lacerazioni dell’animo di un artista troppo giovane per diventare famoso e troppo geniale per tenersi tutto dentro.
A 23 anni si ritirò da sua mamma a Cambridge, per tornare sulla scena solo in sporadiche occasioni. Le sue condizioni mentali non migliorarono mai più. Sulla vita del “cappellaio matto” esistono migliaia di aneddoti…si racconta che chiuse la sua ragazza in un ripostiglio per tre giorni, e una volta liberata ci si chiuse lui stesso…si dice che vivesse nello scantinato di casa sua, e che comprò una Pontiac rosa per poi regalarla al primo passante una volta rimasto senza benzina…
I Floyd gli dedicarono un intero disco, “Wish you were here”…mentre lo registravano Syd si presentò a loro insaputa in studio, sovrappeso, con capelli e sopracciglia rasate e vestito di un impermeabile bianco…i ragazzi non capivano chi fosse…appena se ne accorsero scoppiarono in lacrime…Waters rimarrà per sempre segnato dalla vita del suo amico, tanto che si ispirò a lui per “The dark side of the moon” …
Domani Waters dovrebbe suonare a Lucca…mi dispiace per i suoi fans, ma sarebbe bello se preferisse tornare in Inghilterra, a dare un ultimo saluto a colui che ha reso possibile i Pink Floyd…
Grazie Syd, mi mancherai…

Taggato con:,

l’addio al diamante pazzo.

Pubblicato in musica, pink floyd, psichedelia, rock da pierCMQ il Martedì 11 Luglio 2006

Firenze…23 e 25 di martedì 11 luglio…la mia testa è affollata da tanti pensieri, ma uno su tutti mi rende inquieto…
Oggi pomeriggio, mentre il mio corpo stanco e accaldato giaceva sul divano, la televisione (per mezzo di un giornalista musicale quasi divertito dal fatto…) mi ha portato a conoscenza della morte di uno dei pochi miti del secolo scorso ancora in vita…Roger Keith Barrett, detto Syd.
Come tutte le persone a cui l’ho raccontato, voi lettori adesso mi direte: “Ah, e chi è?”…….
Come chi è!? Il cantante dei Pink Floyd!!!…e allora voi: “Ah, i Pink Floyd, cazzo…fighi…ma lui non lo conosco…”
Devono aver pensato lo stesso i giornalisti RAI, che hanno dato la notizia ma nel servizio non hanno menzionato neanche una volta il suo nome, o fatto vedere una sua foto…si sono limitati a dire che domani esce l’ennesimo disco-dvd live del gruppo londinese dimezzato (senza Waters e Mason, e ovviamente Syd…) che risale al ‘94…penoso…
Bhè, ragazzi, che dire…non so quanti di voi siano così fortunati da conoscere e apprezzare Barrett…e di certo non voglio fare l’alternativo del cazzo che fa il figo perchè conosce un musicista sconosciuto…però voglio parlarvi di Syd, perchè glielo devo…perchè da quando lo ascolto il mio modo di concepire la musica è cambiato…devo sdebitarmi con il “diamante pazzo” dei Floyd…
Roger Keith Barrett nasce a Cambridge nel ‘46, in una famiglia borghese; cresce con altri otto fratelli, frequenta i boy scout…una vita normale…
A soli 12 anni però suo padre muore e la sua vita cambia…comincia a interessarsi di pittura e musica, incoraggiato dalla madre…già a 14 anni è un personaggio nella sua cittadina, tutti lo conoscono e lo adorano…è estroverso, brillante, magnetico…adora l’arte, le ragazze, gli stupefacenti…
Si iscrive alla scuola d’Arte di Londra e lì inizia la sua breve ma intensissima attività musicale…incontra Waters, Mason e Wright, studenti di architettura, e con loro nel ‘66, dopo vari cambi di formazione, fonda i Pink Floyd…
Syd, chitarra e voce nonchè autore dei pezzi dei primissimi Floyd, dimostrava una genialità devastante, era innamorato dell’LSD (molto in voga in quel periodo tra gli studenti e la Londra underground) e con i suoi quadri terrificanti e spettrali influenzava il sound della band…da un blues approssimativo e scontato passano nel giro di qualche mese a suonare una musica totalmente nuova nel panorama inglese: la chitarra stridente di Syd suonata con lo slide e l’echo sempre al massimo, il basso ossessivo di Waters, le tastiere sognanti di Wright, i ritmi ipnotici di Mason che accompagnano le divagazioni psichedeliche degli altri si fondono insieme per dar vita al gruppo più rivoluzionario di tutti i tempi…ascoltate Astronomy Domine per credere, scritta da Syd mentre sfogliava una enciclopedia astronomica…
I quattro si erano anche fatti costruire da due amici ingegneri un dispositivo che, durante i concerti, proiettava sul gruppo delle diapositive mentre si lasciavano sciogliere dei colori posti sulle lenti del proiettore, che giravano su loro stesse…un vero e proprio spettacolo multimediale, che poteva durare ore, grazie alle improvvisazioni di Syd e soci…
Facile capire perchè i Pink Floyd, nel giro di un anno, dopo vari concerti nei locali cool (il “Marquee Moon”, l’ “Ufo club”, per citarne qualcuno…), raduni rock (come il memorabile “14th Hour Technicolor Dream”) e qualche viaggio lisergico diventarono famosissimi nel circuito londinese.
Il ‘67 fu l’anno della svolta, con l’incisione del primo 45 gg. “Arnold Layne” e il successo commerciale, ma anche con i primi problemi per la salute di Syd…lo stress per i concerti e l’LSD fecero smuovere qualcosa in lui, che iniziò progressivamente ad allontanarsi mentalmente dal resto del gruppo…si narra addirittura che per un periodo visse con dei tizi che ogni mattina gli scioglievano i trip nel caffè…non facile rimanere sani, vista anche la sensibilità eccezionale di Syd e la sua infanzia traumatica.
Quando il singolo raggiunse i posti più alti nelle classifiche i problemi per Barrett aumentarono, vista l’insistenza e le pressioni da parte dei manager e del gruppo stesso per un nuovi pezzi di successo. In agosto uscì il primo LP, “The piper at the gates of dawn”, disco maturo, omogeneo, fiabesco e stralunato che dimostra la fantastica mente di Syd, che scrisse quasi da solo testi e musiche.
Purtroppo questa pietra miliare del rock rappresenta l’apice dell’espressione artistica di Barrett, che dopo il successo e le prime tourneé all’estero non tornò mai più come prima…a causa della sua incostanza e dei ripetuti “fuori programma” che causava sul palco fu prima affiancato, poi sostituito da David Gilmour, suo amico di infanzia ed eccellente chitarrista…ma i Pink Floyd non saranno mai più gli stessi…
Syd dopo vari tormenti per l’abbandono fu spinto dalla casa discografica a registrare due dischi solisti, “The madcap laughs” e “Barrett”, molto diversi dallo stile Floyd ma non per questo meno belli…intimi, lenti, a tratti malinconici, esprimono a fondo le lacerazioni dell’animo di un artista troppo giovane per diventare famoso e troppo geniale per tenersi tutto dentro.
A 23 anni si ritirò da sua mamma a Cambridge, per tornare sulla scena solo in sporadiche occasioni. Le sue condizioni mentali non migliorarono mai più. Sulla vita del “cappellaio matto” esistono migliaia di aneddoti…si racconta che chiuse la sua ragazza in un ripostiglio per tre giorni, e una volta liberata ci si chiuse lui stesso…si dice che vivesse nello scantinato di casa sua, e che comprò una Pontiac rosa per poi regalarla al primo passante una volta rimasto senza benzina…
I Floyd gli dedicarono un intero disco, “Wish you were here”…mentre lo registravano Syd si presentò a loro insaputa in studio, sovrappeso, con capelli e sopracciglia rasate e vestito di un impermeabile bianco…i ragazzi non capivano chi fosse…appena se ne accorsero scoppiarono in lacrime…Waters rimarrà per sempre segnato dalla vita del suo amico, tanto che si ispirò a lui per “The dark side of the moon” …
Domani Waters dovrebbe suonare a Lucca…mi dispiace per i suoi fans, ma sarebbe bello se preferisse tornare in Inghilterra, a dare un ultimo saluto a colui che ha reso possibile i Pink Floyd…
Grazie Syd, mi mancherai…